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Nuove opportunità di trattamento: gli anticorpi monoclonali

Nel nostro organismo, gli anticorpi sono come sentinelle che circolano nel flusso sanguigno, alla ricerca di agenti patogeni (come batteri, virus e parassiti) o di cellule fuori controllo. Quando scoprono un aggressore pericoloso, attivano la risposta immunitaria del nostro organismo per attaccarlo e debellarlo.

Gli anticorpi sono molecole costituite da quattro blocchi: due grandi, chiamati catene pesanti e due più piccoli, chiamati catene leggere. La combinazione di catene pesanti e leggere fa sì che tutti gli anticorpi abbiano una regione costante, quella responsabile dell’attivazione della risposta immunitaria e una regione variabile che può assumere un'infinità di forme diverse.

La capacità degli anticorpi di assumere forme diverse consente loro di riconoscere svariati segnali di pericolo, chiamati antigeni (indicati con i segni a semicerchio rossi) impedendo ai diversi tipi di patogeni e alle cellule disfunzionali di causare danni.

Basandosi sulla capacità degli anticorpi di difendere la nostra salute, gli scienziati stanno studiando strategie per utilizzarli in malattie incurabili come ad esempio la sclerosi multipla (SM).

Cosa sono gli anticorpi monoclonali terapeutici?

Gli anticorpi monoclonali (mAb) sono anticorpi prodotti in laboratorio, «istruiti» a riconoscere i segnali di pericolo che normalmente non sono riconosciuti dagli anticorpi naturali. Gli mAb terapeutici sono in grado di riconoscere antigeni caratteristici di determinate malattie.

Dopo essere stati iniettati nel flusso sanguigno di un paziente, gli mAb si comportano come gli anticorpi naturali: pattugliano l’organismo alla ricerca di un segnale di rischio specifico e non appena lo rilevano, attivano i meccanismi di difesa dell’organismo per combattere la malattia.

Questa tecnologia è molto promettente, offrendo nuove alternative terapeutiche per combattere malattie ancora difficili da trattare, come cancro, artrite reumatoide, psoriasi, morbo di Crohn, SM, eccetera.

Attualmente sono disponibili due anticorpi monoclonali approvati per il trattamento della SM: natalizumab (Tysabri®) e alemtuzumab (Lemtrada®) e molti altri sono in fase di sperimentazione negli studi clinici (ocrelizumab, daclizumab).

Come agiscono gli anticorpi monoclonali contro la SM?

I leucociti, o globuli bianchi, sono le cellule immunitarie che combattono i patogeni esterni ed interni. Sono suddivisi in 6 classi, che si differenziano per dimensione, forma e molecole presenti sulla superficie.

In circostanze normali, i leucociti circolanti nel flusso sanguigno percepiscono l’attacco a un tessuto, attraversano la barriera che li separa dal tessuto in pericolo e avviano una cascata di reazioni infiammatorie che consente di eliminare la minaccia, rimuovere le cellule morte e danneggiate e riparare i tessuti.

Nella SM, leucociti anomali, senza un apparente motivo, lasciano il flusso sanguigno, penetrano nel sistema nervoso centrale (SNC = cervello e midollo spinale) e attivano reazioni infiammatorie non necessarie che causano demielinizzazione e danneggiano in modo permanente le cellule del SNC.

I sintomi manifestati dai pazienti con SM sono una conseguenza di questa reazione immunitaria anomala e gli anticorpi monoclonali contro la SM tentano di ridurre l'infiammazione del SNC attraverso diverse vie.

Natalizumab

Per poter attraversare la barriera che separa il flusso sanguigno dal SNC, i leucociti sono provvisti di marcatori superficiali chiamati molecole di adesione. Natalizumab è stato sviluppato per creare un legame molto saldo con queste molecole, impedendo ai leucociti di innescare i processi infiammatori nel SNC che causano la SM.

Natalizumab è approvato in Svizzera per il trattamento delle forme di SM recidivante-remittente, secondaria progressiva e progressiva-recidivante. La prescrizione deve essere accompagnata da un'attenta sorveglianza essendo stati osservati eventi avversi rari ma gravi.

Alemtuzumab

I linfociti sono i leucociti responsabili dell’invio dei primi segnali che iniziano la cascata infiammatoria nel SNC. Alemtuzumab è stato progettato per legarsi in modo specifico a un marcatore presente sulla superficie dei linfociti. Una volta riconosciuti, i linfociti vengono marcati per essere distrutti dal sistema immunitario dell’organismo del paziente.

Alemtuzumab è approvato in Svizzera per il trattamento di pazienti adulti affetti da SM recidivante-remittente attiva o in caso di insuccesso del trattamento. Non essendo ancora disponibili dati sulla sicurezza a lungo termine, è fondamentale che il medico curante sottoponga il paziente a regolari controlli.

Ocrelizumab e daclizumab

Esistono due tipi di linfociti: i linfociti B e i linfociti T; entrambi partecipano all’infiammazione che causa i sintomi nei pazienti con SM.

Ocrelizumab riconosce un marcatore specifico dei linfociti B, mentre daclizumab è stato sviluppato per riconoscere un marcatore di superficie dei linfociti T. Analogamente a quanto avviene con alemtuzumab, i linfociti B legati a ocrelizumab e i linfociti T legati a daclizumab vengono distrutti dal sistema immunitario e non possono più attivare i processi infiammatori del SNC.

Ocrelizumab è attualmente in fase di sperimentazione in alcuni studi clinici (Fase III) vs. Rebif (interferone β) in pazienti con SM recidivante. Si prevede che i risultati saranno disponibili nel 2019.

Daclizumab ha mostrato risultati positivi vs. Rebif in pazienti con SM recidivante-remittente (studio di Fase III); la sicurezza di questo anticorpo monoclonale viene attualmente analizzata in modo più dettagliato. Si prevede che i risultati finali saranno disponibili nel 2017.

Dr. Lutz Achtnichts

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