Contesto
L'ocrelizumab è una terapia altamente efficace per la SM che riduce in modo mirato le cellule B, diminuendo così le recidive e le nuove infiammazioni nel cervello. Con l'aumentare della durata del trattamento, tuttavia, possono insorgere effetti collaterali, ad esempio una diminuzione delle immunoglobuline (la cosiddetta ipogammaglobulinemia) o un aumento del rischio di infezioni.
Pertanto, nella pratica clinica si pone sempre più spesso la questione se e quando sia possibile sospendere o interrompere l'ocrelizumab in caso di SM stabile a lungo termine, senza correre un rischio elevato di recidiva della malattia. Finora mancavano soprattutto dati di studi prospettici e ben comparabili al riguardo.
Studio attuale
In uno studio osservazionale prospettico condotto da due centri tedeschi specializzati nella SM sono stati registrati complessivamente 655 pazienti affetti da SM che erano stati stabili per almeno 12 mesi sotto trattamento con ocrelizumab. In 77 persone la terapia è stata interrotta a causa di un aumento del rischio di infezioni (81%) o di livelli troppo bassi di immunoglobuline (16%).
Con l'ausilio di un confronto statistico («Propensity Score Matching») sono stati confrontati 58 «sospesi» con 232 partecipanti che hanno continuato a ricevere ocrelizumab. Il periodo medio di follow-up è stato di 28,5 mesi.
Risultati
Nei primi due anni dopo l'interruzione non è emersa alcuna differenza significativa tra i gruppi per quanto riguarda nuove recidive, nuove lesioni alla risonanza magnetica o un aumento della disabilità indipendente dalle recidive: recidive e/o attività alla risonanza magnetica si sono verificate nel 17% dei pazienti che hanno interrotto il trattamento e nel 16% di quelli che hanno continuato. L'aumento della disabilità senza recidiva (PIRA) ha interessato il 19% dei pazienti che hanno interrotto il trattamento rispetto al 14% di quelli che hanno continuato, ma questa differenza non era statisticamente significativa. Si è tuttavia osservato un leggero aumento, non significativo, dell'attività della malattia dopo circa 24-30 mesi senza terapia, in particolare alla risonanza magnetica.
Conclusione
Per le persone con SM stabile a lungo termine, si sta attualmente valutando se una pausa dal trattamento con ocrelizumab sia possibile e opportuna. Tuttavia, non esistono ancora studi in cui i partecipanti siano stati assegnati in modo casuale a diversi gruppi di trattamento («randomizzati»).
È importante un controllo clinico e MRI molto accurato, soprattutto a partire dal secondo anno dopo l’interruzione della terapia, poiché anche dopo diversi anni di terapia è possibile una nuova riacutizzazione dell’attività della SM.
I risultati supportano un approccio terapeutico personalizzato, in cui benefici e rischi vengono attentamente valutati insieme ai pazienti. In particolare, i test con biomarcatori basati sul sangue potrebbero contribuire in futuro a intensificare questo monitoraggio ravvicinato e a prendere una decisione terapeutica personalizzata.
Link allo studio
Discontinuation of ocrelizumab in multiple sclerosis: reoccurrence of disease activity.
Journal of Neurology, Neurosurgery & Psychiatry, 2026.