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Contrasto

Allattamento e terapie per la SM

Focus sulla ricerca

Uno studio recente esamina se l’allattamento al seno durante le moderne terapie per la SM con anticorpi monoclonali sia sicuro per il bambino o se comporti rischi per la salute nei primi anni di vita.

Contesto

Statisticamente, dopo il parto si può osservare nella madre un aumento dell’attività della malattia. Per questo motivo si raccomanda spesso di riprendere il prima possibile, dopo la nascita, le terapie modificanti il decorso della malattia (trattamento della SM). Allo stesso tempo, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda l’allattamento esclusivo al seno nei primi sei mesi di vita, poiché comporta importanti benefici per la salute sia della madre sia del bambino. 

Molte terapie per la SM, in particolare gli anticorpi monoclonali come il natalizumab o gli anticorpi anti-CD20 (ad es. ocrelizumab), per lungo tempo non sono state raccomandate durante l’allattamento a causa della mancanza di dati sulla sicurezza per il bambino. Gli studi disponibili finora erano per lo più di piccole dimensioni e hanno consentito solo una valutazione limitata dei possibili rischi. 

Studio attuale

In questo studio del Registro tedesco SM sulla gravidanza, sono stati esaminati 366 bambini allattati al seno da madri affette da SM. Di questi, 183 bambini erano stati esposti durante l’allattamento a una terapia con anticorpi monoclonali assunta dalla madre. Questo gruppo è stato confrontato con altri 183 bambini le cui madri non avevano ricevuto alcuna terapia per la SM durante il periodo dell’allattamento. 

I bambini sono stati seguiti per un periodo di 6–36 mesi dopo la nascita. Sono stati rilevati diversi parametri di salute, tra cui ritardi nello sviluppo, infezioni, ricoveri ospedalieri, trattamenti antibiotici e crescita fisica. Nel gruppo esposto ai farmaci sono stati analizzati principalmente casi relativi a natalizumab (125 casi), ma anche a ocrelizumab (34), rituximab (11) e ofatumumab (10).

Risultati

La maggior parte dei bambini è stata allattata per circa 6 mesi e una parte del gruppo è stata seguita in un follow-up fino a tre anni dopo la nascita. I risultati non mostrano un aumento statisticamente significativo del rischio per la salute per i bambini esposti a queste terapie durante l’allattamento. 

Nel gruppo esposto non è stata osservata una frequenza statisticamente superiore di ritardi nello sviluppo, trattamenti antibiotici, ricoveri ospedalieri o infezioni gravi. Anche la crescita fisica (peso, lunghezza corporea e circonferenza cranica) si è sviluppata in modo simile in entrambi i gruppi nel corso dei primi tre anni di vita. 

Conclusione

Lo studio suggerisce che l’allattamento al seno durante terapie con anticorpi monoclonali nella SM non comporta rischi aggiuntivi per la salute del bambino. Lo sviluppo, il tasso di infezioni e la crescita risultano comparabili a quelli osservati nei bambini non esposti ai farmaci. 

Risultati dello studio nel contesto

Nel complesso, i risultati supportano la possibilità che le persone affette da SM possano allattare al seno continuando al contempo una terapia efficace, purché ciò avvenga sotto adeguata supervisione medica individuale. Tuttavia, a causa del numero limitato di partecipanti, le stime non sono sufficientemente precise e non è possibile escludere definitivamente un aumento del rischio.

 

Link allo studio (in inglese)

Sicurezza dell’allattamento al seno durante il trattamento con anticorpi monoclonali nella prole di madri affette da sclerosi multipla o disturbi dello spettro della neuromielite ottica. 

Journal of Neurology, Neurosurgery and Psychiatry, 2026