ECTRIMS 2013

Congresso ECTRIMS/ACTRIMS 2014

Terapie per la SM in fase di sperimentazione, neuroprotezione, fattori tossici: il congresso ECTRIMS (European Committee for Treatment and Research in Multiple Sclerosis) di quest’anno ha attirato a Copenhagen, in Danimarca, quasi 8000 partecipanti da tutto il mondo. In questo articolo vengono riassunti i risultati più interessanti emersi dalle oltre 1000 presentazioni.

Novità sulla ricerca e terapia per la sclerosi multipla

  • Fermare la malattia – terapie

    Nel suo intervento di apertura, il Dr. Giancarlo Comi dell’Università Vita e Salute di Milano ha discusso l’importanza crescente di una terapia precoce con farmaci che possono modificare il decorso della malattia, in grado di contenere almeno parzialmente le future manifestazioni infiammatorie . Il presupposto di un trattamento mirato precoce è rappresentato da una diagnosi il più precoce possibile. (Abstract 81)

  • Terapie in uso nel trattamento della sclerosi multipla

    Numerose relazioni hanno confermato l’efficacia di diverse terapie già utilizzate nei pazienti con SM recidivante-remittente.

    Nuovi dati sono stati anche presentati a proposito di teriflunomide (Aubagio®), un  farmaco orale da poco approvato per il trattamento della sclerosi multipla recidivante. In particolare, si tratta dei risultati preliminari di  uno studio internazionale di fase III (TOPIC) che ha testato l’efficacia e la sicurezza di teriflunomide in pazienti che hanno presentato un singolo primo attacco suggestivo di una sclerosi multipla (sindrome clinica isolata, CIS), e sono quindi in una fase molto precoce di malattia. Rispetto al placebo, teriflunomide 14 mg, assunto una volta al giorno, ha ridotto del 42,6% il rischio di sviluppare un secondo attacco, e quindi una SM clinicamente definita, e del 35% il rischio di sviluppare un ulteriore attacco o una nuova lesione visibile alla RMN (risonanza magnetica nucleare) cerebrale. Tra gli effetti collaterali più frequenti si sono registrati un rialzo dei valori del fegato, mal di testa, assottigliamento dei capelli, diarrea e parestesie (alterazione della sensibilità con bruciore o formicolio). (Abstract 99)

  • Nuove terapie

    Numerose presentazioni hanno illustrato le nuove terapie in fase di sperimentazione e, in particolare, hanno considerato ulteriori possibilità di analizzare dati di studi portati a termine oppure che sono stati prolungati. Si è parlato, tra l’altro, di alemtuzumab, peginterferon beta-1a, laquinimod, ocrelizumab e daclizumab.

  • Neuroprotezione (protezione delle cellule nervose)

    Il tema della neuroprotezione ha avuto un ruolo centrale al congresso. Uno dei tanti approcci al riguardo è quello di  studiare terapie  già in uso in altre patologie, relativamente alla loro possibile efficacia nel proteggere le cellule nervose. Purtroppo, un piccolo studio sul riluzolo,  farmaco  utilizzato per la sclerosi laterale amiotrofica (SLA), non ha dato i risultati sperati nei pazienti con SM. (Abstract 234)

    Attualmente sono in corso altri studi sul tema della neuroprotezione.

  • Differenze nell’origine etnica

    ll Dr. D. Kimbrough e i suoi colleghi negli USA hanno esaminato lo stato di salute degli occhi in 698 persone affette da SM e 137 persone sane (controlli). Nella fase iniziale dello studio, nel gruppo dei controlli lo strato delle fibre nervose sul fondo oculare è risultato più spesso nelle persone di origine africana, mentre nelle persone affette da SM non si è registrata alcuna differenza tra i soggetti di pelle chiara e scura. Nel corso dello studio (da 6 mesi a 3,5 anni) è emerso  che lo strato delle fibre nervose si assottiglia più rapidamente nei soggetti di origine africana rispetto a quelli di origine europea (o "caucasica"). Si è registrato anche un grado più elevato di perdita della vista negli «africani» colpiti da un’infiammazione del nervo ottico all’esordio della malattia, a differenza dei «caucasici». Si aggiunge così un ulteriore tassello ai risultati finora ottenuti in base ai quali la SM è spesso più aggressiva tra gli americani di origine africana.

    (Abstract 60)

  • Lesioni nella SM

    Il Dr. Bruce Trapp della Cleveland Clinic è riuscito a dimostrare che nella SM le lesioni nuove possono essere riparate naturalmente in modo migliore rispetto a quelle più vecchie (croniche). Ha dimostrato inoltre che le cellule responsabili di riformare la mielina danneggiata sono sì presenti nelle lesioni più vecchie, ma sono bloccate. Nelle lesioni croniche della sostanza bianca (che contiene molta mielina e le cui lesioni sono visibili alla RMN) non si è verificata alcuna rimielinizzazione*. Tuttavia, le lesioni croniche nella sostanza grigia (in cui è presente meno mielina, e che non sono così facilmente visibili alla RMN) hanno mostrato una rimielinizzazione stabile, addirittura nelle persone affette da SM dai 70 anni in su. Il dott. Ranjan Dutta e altri della sua équipe stanno attualmente cercando di individuare  differenze in queste due aree del sistema nervoso su un piano molecolare per scoprire come favorire il processo di rimielinizzazione delle cellule della sostanza bianca analogamente a quanto avviene per le cellule della sostanza grigia. (Abstract 218)

    • Rimielinizzazione: le fibre nervose, che ad es. nell’ambito dell’infiammazione della SM hanno perso la loro mielina, possono essere rimielinizzate naturalmente entro una certa misura.
  • Il ruolo dei mitocondri nella SM

    Un numero crescente di dati indica che i mitocondri, i minuscoli organelli che alimentano di energia la cellula, hanno un ruolo nella distruzione delle cellule nervose in corso di SM. Il Dr. Martin Kerschensteiner della Ludwig-Maximilians-Universität di Monaco ha mostrato immagini molto interessanti sul movimento e sulla «migrazione» dei mitocondri nelle cellule nervose viventi. Ha inoltre illustrato come questi movimenti possano essere bloccati. Grazie a questa tecnologia, l’équipe può seguire come vengono danneggiate le cellule nervose nella SM.  Queste ricerche costituiscono una base per trovare un approccio più mirato ad impedire la distruzione delle cellule nervose nella SM. (Abstract 83)

  • Fattori tossici

    Le ricerche attuali investigano il ruolo delle cellule B nel sistema immunitario, ruolo che finora non si sospettava e che entra in gioco nella SM. Sono in corso studi clinici su terapie che puntano alle cellule B (come ad es. ocrelizumab). Il Dr. Robert Lisak (Detroit), il Dr. Amit Bar-Or (Montreal) e la loro équipe hanno effettuato esperimenti di laboratorio per capire se queste cellule rilascino sostanze che potrebbero essere dannose per le cellule nervose. Hanno prelevato cellule B dal sangue di 7 pazienti affetti da SM recidivante-remittente e 8 controlli sani e le hanno fatte riprodurre in incubatori di laboratorio. In seguito, hanno raccolto il liquido nel quale le cellule si erano riprodotte, lo hanno diluito e lo hanno portato a contatto con le cellule nervose. Hanno rilevato che le cellule B dei soggetti con SM erano notevolmente più tossiche («più velenose») per le cellule nervose rispetto a quelle delle persone sane sottoposte a test. Questo risultato fa capire che le cellule B hanno un ruolo importante nel danneggiamento del sistema nervoso in corso di SM.
    (Abstract P816)

  • Depositi di ferro

    Le ricerche svolte nel passato hanno mostrato che alcune lesioni della SM  contengono depositi di ferro la cui origine e il cui ruolo non sono stati ancora chiariti. Il ferro è importante nella funzione delle cellule e viene rilasciato quando le cellule muoiono o vengono distrutte. Il Dr. S. Hametner e il Dr. Hans Lassmann dell’Università Medica di Vienna e i componenti dell’équipe in Austria e in Germania hanno esposto nelle loro relazioni come il ferro venga rilasciato nella SM dalle cellule che formano la mielina e che muoiono a seguito degli attacchi immunitari. Questo ferro rilasciato viene assorbito da altre cellule del cervello e dà origine a una morte cellulare attraverso il cosiddetto "stress ossidativo". Questi risultati sostengono l’ipotesi secondo la quale, a causa della distruzione delle cellule che formano la mielina durante le prime «ondate» di attacchi dovuti alla SM, vengono rilasciate nel sistema nervoso diverse sostanze, compreso il ferro, che a loro volta sono causa di una seconda fase a carattere progressivo e caratterizzata da neurodegenerazione della SM. (Abstract 50)

Fonte: Research News NMSS, USA – ottobre 2013
Redazione: DMSG Bundesverband e.V. – 29 ottobre 2013

Far avanzare la ricerca nel campo della sclerosi multipla pro-gressiva

  • Una cooperazione internazionale fissa cinque obiettivi principali del percorso terapeutico della SM progressiva

    Nell’intervento d’apertura della sessione dell’ECRIMS dedicata esclusivamente alle forme progressive di SM, il Dr- Robert Fox della Clinica Cleveland dell’Ohio ha parlato degli sforzi internazionali tesi a raggiungere questo obiettivo: il piano d’azione internazionale sulla SM progressiva.

    Dai primi incontri dedicati a questa iniziativa sono scaturiti cinque obiettivi principali che mirano a incoraggiare le ricerche sulla SM progressiva. Questi obiettivi fanno capire quanto si sia lontani dal poter esaminare correttamente, anche sotto il profilo scientifico, una possibile terapia per questa forma di SM. Rispetto alla SM recidivante-remittente, la difficoltà degli studi sulla SM progressiva è data dal decorso lento e dalla minore frequenza di questa forma, con conseguente basso numero di soggetti sottoposti a test. In generale, i farmaci abitualmente prescritti per la SM recidivante-remittente non sono efficaci per le forme progressive. Cio’ è abbastanza comprensibile, in quanto i meccanismi che stanno alla base delle forme remittenti – recidivanti e progressive di SM sono fondamentalmente diversi.

    I bisogni fondamentali ed insoddisfatti per lo sviluppo di terapie per le forme progressive di SM sono:

    • un modello sperimentale (ad es. un modello animale) per la ricerca preclinica;
    • strategie di ricerca  efficaci per testare i principi attivi;
    • adeguati parametri di misura per gli obiettivi di ricerca nella fase II;
    • adeguati parametri di misura per gli obiettivi di ricerca nella fase III;
    • parametri target per testare le terapie sintomatiche.
  • Studio pilota con natalizumab*

    Il Dr. Finn Sellebjerg dell’Università di Copenhagen ha informato che in un futuro prossimo verranno pubblicati i risultati di uno studio pilota con natalizumab nel quale egli stesso era coinvolto. In questo studio è emerso che natalizumab ha effetti terapeutici positivi su alcuni parametri, ma non su tutti,  ad esempio la riduzione del volume cerebrale progredisce nonostante la terapia, e la misura dell’efficacia sulla progressione della disabilità  è «clinicamente dubbia». Sellebjerg ha sostenuto che la SM progressiva può assumere molte facce:  le forme più conosciute sono la SM primariamente e secondariamente progressiva, ma vi sono altre varianti come  la SM progressiva recidivante, nella quale si manifestano sporadicamente attacchi. Inoltre, vi sono forme a decorso molto lento ed altre rapidamente progressive. Sellebjerg ha discusso anche come il concetto di «SM progressiva» sia inappropriato in alcuni casi. In tanti pazienti, il decorso particolare della malattia può essere meglio definito come «remissione incompleta dopo attacchi» e non come una «pura progressione».

    • * Natalizumab: principio attivo, commercializzato con il nome di Tysabri. Il principio attivo blocca i recettori sulla superficie delle cellule immunitarie importanti per il loro passaggio dai vasi sanguigni alle aree di infiammazione del sistema nervoso.
    • * secondario progressivo: decorso della SM a carattere lentamente peggiorativo, che è tuttavia stato preceduto da una fase ad attacchi e remissioni.
  • Progressivo versus recidivante-remittente: sul banco di prova anche l’efficacia di alemtuzumab e natalizumab nella SM progressiva

    Altri relatori in questa sessione del congresso hanno discusso vari aspetti relativi alle forme progressive e a quelle recidivanti-remittenti, come ad esempio a misurazione della degenerazione assonale*, il livello di proteine nel liquido cerebro-spinale e possibili differenze geniche. Nessuno di questi approcci però è in grado di differenziare in modo clinicamente affidabile e sicuro le varie forme di SM, tanto meno offrire obiettivi terapeutici per lo sviluppo di farmaci in grado di arrestare la malattia.

    D’altro canto, Fox e Sellebjerg hanno illustrato i numerosi principi attivi che attualmente sono sottoposti a test clinici per il trattamento della SM progressiva. Alcuni di questi studi sono in corso, altri sono in programma. Per alcune di queste sostanze, test preclinici o risultati in altre malattie neurodegenerative indicano un possibile beneficio. Tra gli esempi citati: simvastatin, natalizumab e alemtuzumab;  combinazioni di ibudilast, amiloride e riluzolo. E’ da segnalare che  quest’ultimo non ha mostrato alcuna efficacia in monoterapia*.

    Nel complesso, la situazione attuale non è quindi molto incoraggiante. Tuttavia  sforzi crescenti di illustri ricercatori in tutto il mondo sono tesi a fare luce sulla forma progressiva di SM e a sviluppare terapie efficaci per il suo trattamento. Per saperne di più

    • * assone: lunga appendice delle cellule nervose che favorisce la comunicazione degli impulsi nervosi.
    • * Monoterapia: trattamento di una patologia mediante un solo metodo o farmaco.

Fonte: www.ms-uk.org
Redazione: DMSG Bundesverband e.V. – 6 novembre 2013