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«MSVirtual2020»: un inizio precoce delle terapie può rivelarsi utile in caso di SM primariamente progressiva

Uno studio italiano ha dimostrato che un inizio precoce e un impiego prolungato delle terapie che agiscono sul decorso della SM possono rallentare l’avanzamento dell’invalidità e prolungare il periodo di tempo prima che le persone con una sclerosi multipla primariamente progressiva (SMPP) debbano ricorrere alla sedia a rotelle.

Questo studio indica che iniziare il trattamento con terapie che rallentano il decorso della SM in giovane età e subito dopo la comparsa della malattia ha effetti positivi sulle condizioni cliniche a lungo termine delle persone colpite. Con «terapie che agiscono sul decorso della SM» si fa riferimento ai farmaci impiegati con l’obiettivo di influenzare positivamente l’avanzamento della malattia.

Questi risultati sono stati illustrati dal dottor Mattia Fonderico dell’Università di Firenze nel corso dell’evento «MSVirtual2020». A causa della diffusione del Covid-19, l’incontro dei neurologi dell’ECTRIMS e dell’ACTRIMS si è svolto per la prima volta in rete. Dall’11 al 13 settembre 2020 ha avuto luogo l’evento «MSVirtual2020».

I dati dei registri a supporto di nuove scoperte

Il dottor Fonderico e i suoi colleghi hanno analizzato i dati clinici di 1’214 persone con SMPP, raccolti nell’ambito di un registro SM italiano. L’obiettivo era verificare se le terapie che agiscono sul decorso della SM siano in grado rallentare l’evoluzione dell’invalidità in caso di SMPP.

Tutte le persone colpite selezionate per lo studio sono state sottoposte ad almeno tre visite per valutare il grado di gravità della loro invalidità. Inoltre, si è proceduto all’osservazione dei pazienti lungo un arco di tempo di almeno tre anni. La valutazione del grado d’invalidità è stata effettuata basandosi sulla «Scala di Invalidità Espansa» (EDSS), uno strumento che quantifica l’invalidità in caso di sclerosi multipla e monitora i cambiamenti del relativo grado nel corso del tempo.

Sono state impiegate analisi statistiche adattate in base all’età, al sesso e ad altre variabili cliniche per valutare gli effetti delle terapie che agiscono sul decorso della SM in relazione al rischio di ogni singolo individuo di raggiungere un punteggio EDSS uguale a 7 o maggiore. Tale valore corrisponde a un grado d’invalidità tale per cui le persone colpite devono necessariamente ricorrere all’ausilio di una sedia a rotelle per potersi muovere.

Tra le persone con SMPP coinvolte nel progetto vi erano 671 donne e 543 uomini con un’età media di 48,7 anni all’inizio dello studio.

A eccezione di ocrelizumab, la prima terapia autorizzata per la SM primariamente progressiva (SMMP), finora le possibilità di trattamento per questa forma di SM sono pressoché inesistenti.

Fonte: MS News Today, 14.09.2020

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