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A tu per tu con Annarella

In occasione della Giornata Mondiale della SM, la Società svizzera SM vi presenta le storie di Silvia, Jonathan e Annarella - tre persone con SM che vivono in Ticino - per portare all’attenzione dell’opinione pubblica i pregiudizi e gli stereotipi riguardanti la malattia, ma anche le difficoltà che si incontrano nella vita quotidiana.

Chi sei e come è arrivata la diagnosi di SM?
Sono Annarella e compirò 64 anni in agosto. La sclerosi multipla per me è paradossalmente una compagna di viaggio. Me la sono fatta un po’ amica, altrimenti rischiavo di andare nel panico. Mi è stata diagnosticata nel 2006, ma il dubbio era già sorto nel 1993, perché ho avuto dei formicolii alle gambe e difficoltà a stare in piedi, cadevo e inciampavo. Sono andata da un neurologo, ma quando mi hanno fatto la risonanza non hanno usato il liquido di contrasto, per cui non hanno visto le placche.

Quali sono le difficoltà che hai dovuto affrontare a causa della SM?
Non è sempre stato facile… c’è stato un periodo in cui per spostarmi su lunghi tratti ho avuto bisogno della sedia a rotelle. Non poter più camminare mi spaventa tantissimo. Non avere più il controllo sulle mie gambe, sul mio corpo... vorrebbe dire dipendere da qualcuno. Oggi per fortuna ho avuto un recupero e posso camminare ancora. Un’altra difficoltà è la paura per i figli. Ne ho due e quando ho iniziato a stare male il mio secondogenito era piccolo, aveva solo 4 anni. La mia paura era di non riuscire a prendermi cura di lui. E poi il lavoro. Oggi, a malincuore, ho dovuto smettere di lavorare. È importante capire dov’è il proprio limite e accettarlo. Ora sono serena perché l’ho accettato. Prendo l’AI e questo mi ha aiutato anche sul lato economico.

Quale messaggio vorresti dare alle persone?
Bisogna trovare la serenità, anche in una situazione negativa bisogna trovare qualcosa di positivo che ti fa andare avanti. Questo è importante per vivere meglio. Le persone possono sorprenderti. I miei amici e familiari mi hanno sorpreso positivamente. Hanno capito la malattia e come mi sentivo. Invece, con le persone estranee mi sono capitati episodi davvero tristi. Per esempio mi è capitato di essere rimproverata e sgridata da persone che mi avevano visto parcheggiare l’automobile in posteggi per disabili e scendere dalla macchina senza sedia a rotelle. Dall’esterno, nei giorni buoni in cui non ho dolori, può sembrare che non sia malata, ma la SM è così: è una malattia che a volte non si vede.

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