Nel maggio del 2007 Tysabri® ha ricevuto l’omologazione all’immissione in commercio come primo anticorpo monoclonale umanizzato ricombinante, prodotto con tecniche biotecnologiche, per la terapia della SM recidivante-remittente. Questo medicamento appartiene alla classe terapeutica degli inibitori delle molecole di adesione selettive (SAM) e si lega alla subunità alfa-4 delle integrine umane che sono altamente espresse sulla superficie dei leucociti (fatta eccezione per i neutrofili).
Il blocco delle interazioni molecolari dell’integrina alfa-4 beta-1 con le sue cellule bersaglio riduce l’attività infiammatoria presente nel cervello dei pazienti affetti da SM e inibisce un ulteriore reclutamento di cellule del sistema immunitario e la loro migrazione verso il tessuto infiammatorio, riducendo in tal modo la formazione o l’estensione dei focolai di SM.
Negli studi condotti, il natalizumab ha ottenuto una riduzione fino al 68% del tasso di recidive cliniche, facendo diminuire inoltre la comparsa di nuove lesioni, o l’estensione di quelle già esistenti, evidenziate dalla risonanza magnetica (RMN). Non sono disponibili studi comparativi diretti con altri medicamenti contro la SM già presenti sul mercato, ma studi precedenti dimostrano che questi sono in grado di ridurre mediamente del 30-35% il tasso di recidive rispetto al placebo.
Il natalizumab può essere utilizzato nei casi di pazienti con SM recidivante che non rispondono ad un trattamento con interferone beta (Avonex®, Betaferon® o Rebif®), oppure nei pazienti affetti da una forma di SM recidivante a rapida progressione.
Dal 1° giugno 2007 il natalizumab è stato inserito nell’elenco delle specialità ed è quindi rimbor-sabile ai sensi delle indicazioni di Swissmedic. Per l’inizio della terapia è necessario ottenere la garanzia dell’assunzione delle spese da parte del medico fiscale della compagnia assicurativa.
Il medicamento deve essere consigliato e prescritto dai neurologi o dai reparti neurologici degli ospedali.
Tysabri® viene somministrato una volta al mese tramite infusione endovenosa. L’infusione dura circa 1 ora, al termine della quale il paziente viene tenuto in osservazione per un’altra ora.
Dopo l’autorizzazione iniziale all’immissione in commercio negli USA, rilasciata nel novembre del 2004, il medicamento è stato nuovamente ritirato dal mercato il 28 febbraio 2005. Il provvedimento è stato dettato da tre casi di infezione nel sistema nervoso centrale causati dal virus JC (un virus della famiglia dei poliomavirus), due dei quali con esito mortale.
Le infezioni da virus JC sono diffuse in tutto il mondo, si verificano generalmente durante l’infanzia e in casi estremamente rari di riattivazione, nelle persone con sistema immunitario indebolito, portano allo sviluppo di una leucoencefalopatia multifocale progressiva (LMP), una grave malattia demielinizzante del sistema nervoso centrale.
In 2 casi i pazienti avevano assunto natalizumab in combinazione con Avonex®. Il terzo paziente, che soffriva di morbo di Crohn, aveva assunto il natalizumab insieme all’immunosoppressore azatioprina. Si ritiene che l’associazione di queste sostanze possa indebolire eccessivamente le difese immunitarie e permettere così l’insorgenza di tali infezioni.
I produttori, Biogen Idec e Elan Corporation, hanno analizzato i dati di tutti gli studi clinici condotti sul natalizumab (oltre 3000 pazienti) senza riscontrare ulteriori casi di LMP.
Nel 2006 il natalizumab ha ricevuto rispettivamente l’autorizzazione all’immissione in commercio negli USA dalla FDA e in Europa dall’EMEA. Nel maggio del 2007 l’Istituto svizzero per gli agenti terapeutici Swissmedic ne ha autorizzato la commercializzazione in Svizzera.
Dopo l’approvazione di Tysabri®, nei circa 80'000 pazienti trattati (circa 150'000 anni di tratta-mento) si sono riscontrati in tutto il mondo poco più di 100 casi di LMP.
Se il trattamento si protrae fino a un anno, il rischio è inferiore a 0,1 casi ogni 1000 pazienti affetti da SM trattati. Nel secondo e terzo anno di trattamento l’incidenza sale a circa 0,5 e 1,7 casi ogni 1000 pazienti. In base all’attuale stato della conoscenza il rischio sembra aumentare nei primi tre anni di trattamento. Non è chiaro se in seguito aumenti in misura minore o addirittura diminuisca.
Un precedente trattamento con immunosoppressori (medicamenti che inibiscono il sistema immunitario, tra i quali non viene considerato il cortisone) sembra aumentare il rischio di una LMP al pari della durata del trattamento con Tysabri®. Con un nuovo test per gli anticorpi anti JC, che tuttavia non è stato del tutto validato, è possibile distinguere le persone che hanno già contratto il virus senza ammalarsi (tra i quali rientra circa il 50% della popolazione) da quelle che hanno invece evitato l’esposizione. Le persone prive di anticorpi anti JC sembrano essere soggette ad un rischio molto inferiore di una LMP.
I pazienti trattati con Tysabri® sono sottoposti a regolari controlli neurologici, in modo tale da riconoscere tempestivamente eventuali casi di LMP. Qualora si sospetti la presenza della malattia si eseguono immediatamente una risonanza magnetica, controlli ematici ed eventualmente un esame del liquor. La terapia viene sospesa finché non è stato possibile escludere la LMP.
La leucoencefalopatia multifocale progressiva (LMP) è una malattia grave e molto rara, del sistema nervoso centrale. Essa causa la distruzione delle cellule che formano la guaina mielinica (oligodendrociti) e quindi dello strato isolante dei nervi. La LMP è causata dal virus JC (JCV), diffuso in tutto il mondo. Circa la metà della popolazione viene infettata dal virus senza tuttavia ammalarsi. È solo in caso di una risposta immunitaria anomala che si verifica una riattivazione del JCV e quindi la comparsa della malattia. Il JCV non è in alcun modo correlato alla malattia di Creutzfeldt-Jakob, come molti ritengono erroneamente. Il nome del virus é composto dalle iniziali del pazienta, dal quale si é riusciti ad isolare il virus per la prima volta.